Libri di corsa

Vado a periodi. Specialmente con la lettura. Magari passo da romanzi stile Bridget Jones, a serie tipo Hunger Games, per poi finire…sui libri sui gatti (ovviamente!). Adesso sono in un momento corsa. E avevo voglia di leggere qualche libro su di essa, scritto da chi la pratica. Così sono incappata in due libri scritti da due ultra maratoneti, ma totalmente diversi fra loro. Marco Olmo e Dean Karnazes.

Il libro di Karnazes è stato il primo che ho letto.

Lui è molto ammmerigano e si sente da come scrive e da come si esalta. Mi ha colpito perché comunque ha fatto delle imprese pazzesche, vincendo anche delle gare di ultra trail da 100 miglia o partecipando alla gara di corsa più dura, nella Death Valley. Mi è piaciuto come è partito, nel senso che al suo 30esimo compleanno, pur avendo un lavoro di successo,  si sente incompleto e,lasciato il bar dove stava festeggiando con gli amici e dove una seducente ragazza ci stava provando con lui, pur essendo fidanzato, Dean molla tutto e corre. Corre per un sacco di chilometri, corre tutta la notte. Ma da lì, la sua vita sembra riacquistare senso. Lui capisce che deve spingere il suo corpo sempre più in là, allenandosi e cercando le sfide più estreme, come la maratona al Polo Sud. Il fatto è che a volte si percepisce il suo ego (grande come una casa e forse oltre) e a volte mi sembra troppo. Troppo ammerigano appunto, troppo “star”, troppo preso da se. Scrive alcune cose molto belle, che condivido, ma in altre volte cade proprio in questa autocelebrazione un po’ troppo ridondante.

“Lottare e soffrire: questa è l’essenza di una vita degna di essere vissuta. Se non stai spingendo al di là della tua “zona comfort” , se non stai chiedendo di più a te stesso -crescendo e imparando nel cammino- stai scegliendo un’esistenza vuota. Ti stai negando un viaggio straordinario.”

Questo è libro che invece sto finendo di leggere e che un po’ mi dispiace che sia quasi finito. Marco Olmo è un uomo normale, che fa una vita normale, un perdente come si definisce lui. Comincia a correre tardi rispetto alla media, ma non per questo dimostra di avere meno capacità. Scrive in modo semplice, quasi in punta di piedi, quasi a non volere disturbare. Una umiltà incredibile, una forza d’animo e di cuore enorme. Lui scopre che la sua vocazione è l’ultra trail, dove si deve spingere il corpo oltre il limite. Si scontra anche con Dean Karnazes, e lo batte, arrivando primo all’Ultra Trail du Mont-Blanc. Partecipa anche alla durissima Marathon des Sables in Marocco, ed è bello leggere di queste gare, di lui, di ciò che pensa di come si pone. Lui non si sente modello per nessuno, eppure per molti lo è. Io rispetto questo suo modo di essere e mi piace molto di più delle manie di protagonismo di Karnazes. Due modi diversi di approcciarsi alla stessa cosa.

“Nella corsa gli ultimi non sono certo meno degni dei primi. Anzi, per certi aspetti lo sono anche di più. Arrivano fino in fondo correndo molte ore in più di quelli che sono in testa. Arrivano fino in fondo anche se sanno fin dall’inizio che non avranno mai una medaglia al collo.”

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5 pensieri su “Libri di corsa

  1. greenteafor ha detto:

    Ho visto Marco Olmo in una gara ‘Avatrail’ 2 anni fa (Accompagnavo flavio). Davvero una persona umile e gentile, vegetariano convinto, è davvero un bell’esempio. 😊 A proposito di letture, invece, visto che stai sperimentando i trail, conosci la rivista SpiritoTrail? Flavio è abbonato e se la legge con gusto da cima a fondo!!!

    Mi piace

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